Sincope vaso-vagale



Definizione

La sincope vaso-vagale è l’espressione di un’ alterata regolazione del sistema barocettivo con efferenza vagale; è tipica nei soggetti sani e può essere innescata da numerosi stimoli sia emotivi sia fisici. E’ la forma più frequente di sincope, soprattutto negli adolescenti in caso di emozione 

(incidente, vista del sangue, paura del medico, del dentista). Le sincopi vasovagali hanno tendenza a recidivare quando il soggetto si ritrova nelle stesse circostanze che hanno provocato la prima sincope. La fatica, il calore, l’ipoglicemia sono fattori predisponenti. Sebbene questa forma di sincope sia del tutto benigna, essa può essere, anche se raramente invalidante. E’ importante escludere la presenza di eventuali cause cardiache di sincope (come valvulopatia grave, aritmia e ostruzione meccanica delle cavità cardiache) mediante ecocardiogramma e monitoraggio elettrocardiografico delle 24 ore.



Esami strumentali

Un esame strumentale che può essere utilizzato per porre diagnosi di sincope vaso-vagale è il tilt test. Questo esame consiste nel porre e immobilizzare il paziente sul letto basculante e valutare la sua risposta emodinamica, in termini di pressione arteriosa e frequenza cardiaca, durante il mantenimento passiva della posizione eretta, anche se l’interpretazione del risultato di questo test è talvolta difficile. Un test positivo è caratterizzato da una marcata riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa che può evocare la sincope.

 

Sono state validate 3 manovre, illustrate nelle figure.

1- Leg crossing (fig. 1): consiste nell’incrociare le gambe combinando la contrazione dei muscoli delle gambe e dell’addome per il massimo tempo tollerato o fino alla scomparsa dei sintomi.

2- Hand grip (fig. 2): consiste nella contrazione volontaria e massimale di una palla di gomma (approssimativamente del diametro di 5-6 cm) tenuta nella mano dominante per il tempo massimo tollerato o fino alla completa scomparsa dei sintomi.

3- Arm tensing (fig. 3): consiste nella massima contrazione isometrica tollerata delle due braccia ottenuta agganciando una mano all’altra e tirando contemporaneamente verso l’esterno per il massimo tempo tollerato o fino alla completa scomparsa dei sintomi.

I pazienti vengono istruiti a mantenere la manovra prescelta il più a lungo possibile ed eventualmente ad adottare una seconda manovra se utile. E’ necessario che le manovre isometriche, al momento della loro prescrizione, vengano spiegate al paziente e vengano testate mediante registrazione pressoria battito-battito.



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