Tumore della prostata

Il tumore della prostata è sicuramente il tumore più incidente nella popolazione maschile occidentale.Il tumore della prostata può essere estremamente latente senza dare alcun segno di sé ed essere evidenziato durante un esame autoptico. Il tumore della prostata rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticata a partire dai 50 anni di età.Tra i fattori di rischio del tumore della prostata c'è sicuramente l'età, obesità, ipertensione e diabete.Un sospetto tumore alla prostata è tipicamente confermato tramite l’asportazione (biopsia) di un frammento di tessuto, e il successivo esame istologico.I sintomi del tumore delle prostata sono: Pollachiuria ( necessità di urinare più volte durante il giorno) Nicturia(disturbo caratterizzato dalla necessità di urinare più volte nel corso della notte).  Diminuzione della potenza del getto urinario. Sangue nelle urine o nello sperma. Sensazione di non riuscire a urinare in modo completo. Ematospermia: presenza di sangue visibile nellosperma. Dolore perineale Alterazioni della funzione erettile Nel 20-30% dei casi è presente dolore osseo Astenia

La prostata è una ghiandola che fa parte dell’apparato uro-genitale maschile. Si trova sotto la vescica e circonda l’uretra. Per la forma e le dimensioni ricorda una castagna (pesa circa 20 g), con una lunghezza di 3 cm, una larghezza di 4, uno spessore di 25 mm, ma con il passare degli anni o a causa di alcune patologie può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario.




Che cos’è il tumore della prostata?

Il tumore della prostata è sicuramente il tumore più incidente nella popolazione maschile occidentale,  probabilmente perché si scoprono più casi rispetto al passato. Il tumore della prostata può essere estremamente latente senza dare alcun segno di sé ed essere evidenziato durante un esame autoptico. Il tumore della prostata rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età. La diffusione del dosaggio del PSA nell’ultimo decennio ha profondamente modificato l’epidemiologia di questo tumore,  anche in senso qualitativo.

Quali sono i fattori di rischio del tumore della prostata

  • Età: tra i fattori di rischio del tumore della prostata c’è sicuramente l’età, la possibilità di ammalarsi sono scarse prima dei 40 anni. E’ per eccellenza il tumore che ha un andamento esponenziale con l’età,  più questa aumenta, più aumenta la probabilità di sviluppare o di evidenziare un tumore della prostata.  La razza nera è più a rischio rispetto alla razzza bianca perché i neri hanno più alti livelli circolanti di diidrotestosterone  e 5α reduttasi. 
  • Comorbilità: è importante valutare la presenza di comorbilità legati all’obesità, all’ ipertensione o al diabete. Tutte quelle condizioni che sono caratteristiche della sindrome metabolica in cui si evidenzia un incremento di IGF-1
  • Ereditarietà: meno del 10% di questi tumori sono di tipo ereditario, legate quindi ad un gene che condiziona questo tipo di evoluzione maturativa in senso neoplastico della cellula prostatica. C’è da dire che la storia familiare è importante perché legato allo stile di vita quindi la dieta è tutto ciò di cui sopra.
  • Genetica: la presenza di mutazioni in alcuni geni come BRCA1 e BRCA2, possono aumentare il rischio di cancro alla prostata.
Le tipologie di tumore della prostata sono:
  • Adenocarcinomasi tratta del più frequente.
  • Sarcomi (tumori maligni del tessuto connettivo).




Quali sono i sintomi del tumore della prostata?

Nella fase iniziale, il tumore prostatico è in genere asintomatico.

Col progredire della malattia, i sintomi più frequenti sono in rapporto al ostruzione uretrale:

  • Pollachiuria ( necessità di urinare più volte durante il giorno)
  • Nicturia (disturbo caratterizzato dalla necessità di urinare più volte nel corso della notte). 
  • Diminuzione della potenza del getto urinario.
  • Sangue nelle urine o nello sperma.
  • Sensazione di non riuscire a urinare in modo completo.
  • Ematospermia: presenza di sangue visibile nello sperma.
  • Dolore perineale
  • Alterazioni della funzione erettile
  • Nel 20-30% dei casi è presente dolore osseo
  • Astenia
  • Metastasi ossee

 

Diagnosi

  • Esplorazione digito rettale: l’esplorazione digito rettale è sicuramente il primo intervento, dal punto di vista degli esami fisici, consiste nella palpazione della superficie prostatica attraverso l’introduzione del dito (indice guantato) nell’ano del paziente. L’esplorazione digito-rettale è inevitabilmente condizionata dall’esperienza e dall’attenzione dell’esaminatore. Usata da sola per la diagnosi precoce di un tumore prostatico, non permette la diagnosi nel 23:45 %. La conferma o la smentita diagnostica può arrivare soltanto dai risultati di un ulteriore esame, la biopsia prostatica.
  • PSA : il PSA è un fattore di estrema importanza che ha acquisito sempre più valore tra i marcatori di neoplasia ; il PSA è una glicoproteina riscontrabile nelle cellule prostatiche sia benigne che maligne. Esso è pertanto, specifico delle cellule prostatiche  ma non del cancro della prostata.  Può essere elevato in caso di prostatite,  ipertrofia prostatica benigna, manipolazioni della prostata, esuberante attività sessuale, oltre che in corso di carcinoma prostatico. Il range normale è compreso tra 0,0-4,0 ng/ml.
  • PCA3 (Prostate Cancer Antigen 3): si tratta di un antigene che viene dosato nelle urine e che risulta molto elevato nei pazienti con tumore prostatico. La ricerca svolta fino ad oggi in tutto il mondo sul PCA3 ha dato risultati molto interessanti. Per la determinazione del punteggio del PCA3 viene raccolto un campione d’urina dopo l’esecuzione di un massaggio prostatico.
  •  Un sospetto tumore alla prostata è tipicamente confermato tramite l’asportazione (biopsia) di un frammento di tessuto, e il successivo esame istologico. Si può ricorrere a ulteriori test come l’ecografia, la radiografia e la scintigrafia, per determinarne la diffusione e se il tumore abbia o meno originato metastasi.




Terapia

Prostatectomia radicale: rimozione chirurgica della prostata e delle vescicole seminali, comprensiva del tessuto circostante. La continuità della via escretrice urinaria viene ripristinata con il confezionamento di una anastomosi vescico-uretrale. La prostatectomia radicale può avvenire attraverso un trattamento di tipo retropubico o  transperineale. Il primo può essere a cielo aperto oppure laparoscopico/robotico. L’intervento robotico permette di essere estremamente più selettivi ( in mani esperte). Con questo tipo di metodologia si incorrono in meno effetti collaterali quale l’impotenza che spesso viene provocato da un intervento chirurgico non risparmiatore. 

  • Radioterapia a fasci esterni: il tumore può essere eliminato completamente in modo non invasivo, può rappresentare una valida alternativa alla rimozione chirurgica radicale. Assenza di complicazioni dovute all’intervento chirurgico (sanguinamento, anestesia, trasfusioni ecc.).
  • Brachiterapia: la brachiterapia è una forma di radioterapia interna in cui le radiazioni ionizzanti usate per distruggere le cellule tumorali vengono emesse da sorgenti (in genere definiti semi) collocate direttamente all’interno della prostata. Tumore della prostata a basso rischio.
  • Ormoterapia classica: si può effettuare a domicilio e non richiede ricovero o day hospital. Può tenere il tumore sotto controllo per diversi anni. Non è sufficiente per eliminare tutte le cellule tumorali se effettuata come unico trattamento.
  • Ormonoterapia di nuova generazione: si può effettuare a domicilio e non richiede ricovero o day hospital ma solo l’accesso in ospedale 1 volta/mese circa. Non è in grado di guarire ma solo di rallentare il decorso della malattia.
  • Chemioterapia: colpisce le cellule tumorali che tendono a crescere e a diffondersi localmente e a distanza nelle diverse sedi dell’organismo. Consiste nell’impiego di particolari farmaci capaci di distruggere o tenere sotto controllo le cellule tumorali e per questo motivo detti antineoplastici. La chemioterapia viene somministrata per ridurre le dimensioni del tumore, mantenere la situazione sotto controllo, alleviare i sintomi e i dolori causati dalle  metastasi alle ossa e preservare una discreta qualità di vita.

 

 




 

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