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Suicidio: perché togliersi la vita?



Definizione

L’atto di darsi la morte in quanto compiuto con deliberata volontà; grave danno o pregiudizio materiale o morale che si reca a sé stessi per sconsideratezza o temerarietà. Il suicidio non appartiene srettamente alla psichiatria; è un comportamento, quindi come tale non è sempre oggetto dell’indagine psicopatologica, nel senso che non è necessario essere malati di mente per suicidarsi.  Albert Camus rappresenta così il suicidio un gesto come questo si prepara nel silenzio del cuore”, ciò vuol dire che non è sempre evidente sul piano clinico un pensiero di morte  di un soggetto suicidario.
Perché ci si toglie la vita? Perché il suicidio è più diffuso tra gli uomini rispetto alle donne? La società svolge un ruolo e ne è responsabile?
 Durkheim padre fondatore della moderna sociologia e noto per lo studio approfondito sulle tematiche del suicidio, afferma che il suicidio non è sempre un atto individuale associato all’infelicità personale ma un atto sociale in cui vengono coinvolte diverse variabili: la collettività, il territorio,le tradizioni. Considerando che tale tendenza si verifica in ogni società in maniera piuttosto ritmica, il fenomeno dovrebbe essere studiato soprattutto in chiave sociologica, non solo interpersonale.  Egli classifica il suicidio in:

 

  • Suicidio egoistico: il suicidio di tipo egoistico è dettato dall’infelicità e dalla solitudine con la quale l’individuo si trova a dover affrontare i problemi quotidiani.

 

  • Suicidio altruistico: Nel  suicidio altruistico una persona sente il dovere, l’obbligo morale di togliersi la vita. Il suicidio di un padre che vede il futuro buio e pensa di non poter donare ai figli il futuro che si era immaginato. Un comandante che lascia affondare la nave e vede venir meno l’onore. E’ il caso del suicidio dei vecchi e dei malati che si sentono ormai socialmente inutili.

 

  • Suicidio anomico: “anomia” significa mancanza di valori ” e “punti di riferimento ideali”. E’ il gesto di coloro che non riescono a sopportare i cambiamenti economici che abbassano il loro livello di vita cambiandone lo stile, ma anche il gesto di chi non riesce a trovare se stesso in una società che evolve troppo in fretta, lo stress di coloro che inseguono il successo e sviluppano frustrazioni e infelicità profonde.

 

  • Suicidio fatalistico: si contrappone al suicidio anomico, ed è dovuto a un eccesso di regolamentazione, quello che commettono i soggetti che hanno un avvenire completamente chiuso, con passioni violente compresse da una disciplina eccessiva.

 

 

Sono presenti anche dei fattori extrasociali: la disposizione organico-psichica quindi la costituzione, la predisposizione e la vulnerabilità spesso dovuta a presenza di un disturbo mentale. 

 

 

 

Tipologie di suicidio

 

 

 

Quindi considerando la complessità dell’argomento vengono elencate  diverse tipologie di suicidio.


  • Suicidio dimostrativo: l’individuo non vuole realmente uccidersi, ma si configura generalmente come una richiesta di aiuto. Può avere significato di vendetta nell’intento di suscitare nell’altro senso di colpa, di ricatto per ottenere qualcosa, di sacrificio per raggiungere una condizione superiore, di ordalìa per sfidare la vita.

 

  • Suicidio liberatorio: può avere significato di fuga da una situazione vissuta come insopportabile, di lutto come perdita di una parte di sé, di castigo per l’espiazione di una colpa e di delitto in cui si cerca di portare con sé nella morte un’altra persona.

 

  • Suicidio pianificato: quando un soggetto pianifica la propria morte. Può essere semplice nel caso in cui vi è la combinazione di più metodi per evitare il fallimento del primo metodo e  garantire un esito fatale.

 

 

  • Suicidio da bilancio: quando una persona facendo un bilancio su come ha vissuto può essere indotto al suicidio dalla convinzione di essere un fallito. Si verifica un crollo dell’autostima che porta ad una svalutazione ed autocolpevolizzazione di fronte a se stessi, un senso di vergogna davanti agli altri.



  • Suicidio di coppia: è detto anche “suicidio romantico”. Si verifica quando fra due partner esiste un’ elevata influenza o simbiosi. Può riguardare due coniugi, due fidanzati, due amici o un genitore e un figlio. Quando le due persone decidono di togliersi la vita insieme stringono un “patto di suicidio” per promettersi di condividere tutto fino alla fine. Si verifica soprattutto quando entrambi vivono la sensazione di una vita insopportabile e senza senso. Talvolta è simultaneo, altre volte capita che sia attuato da un partner che uccide prima l’altro e poi se stesso. Può succedere, però in questo caso, che la vista del corpo morto dell’altro posso essere talmente sconvolgente da indurre una pausa di riflessione che consente di svegliarti e abbandonare i propositi suicidi.

 

  • Suicidio di denuncia o di protesta: quando una persona vede che tutti i suoi appelli dovuti alla frustrazione sono rimasti inascoltati può essere indotta a tentare modi di protesta più evidente ed estremi.

 

  • Suicidio egoistico: è commesso da persone con un basso grado di integrazione sociale, cioè persone isolate e chiuse, spesso disadattate. Generalmente queste persone si allontanano dagli altri, si oppongono alle norme sociali. Assumono un’ onnipotente illusione di autosufficienza e autarchia.

 

 

  • Suicidio impulsivo: quando è presente un incontenibile agitazione, forte pressione interna, elevata instabilità emotiva, un’esasperazione di emozioni negative. E’ commesso da chi sente l’impossibilità di sopportare continue frustrazioni, avvilimenti, mortificazione: si passa subito all’azione (acting out) per liberarsi da una situazione vissuta come intollerabile.

 

 

  • Suicidio istituzionale: è riconosciuto in alcune tradizioni: in India c’è l’usanza, per esempio, del suicidio della vedova. Questo rituale (desiderare di morire per la perdita di una persona cara) si verifica anche a livello psicologico nella nostra società quando muore il coniuge.

 

  • Suicidio lucido e razionale: si sceglie il suicidio utilizzando argomentazioni strettamente logiche e razionali. Chi lo realizza non è in preda ad emozioni impulsive e non soffre di disturbi mentali. È detto anche suicidio filosofico ed è teorizzato e attuato da quegli intellettuali o saggi, i quali ricorrono ad esso con argomentazioni fredde, logiche e razionali per allontanarsi dal disgusto della vita o dalla nebbia della noia.

 

  • Suicidio da noia o da Tedium Vitae: in questo caso non si vedono stati d’animo sconvolti, tormenti o situazioni ambientali intollerabile ma la persona si uccide perché la sua vita non ha nessun gusto, sapore, tutto sembra piatto, grigio, indifferente. Questa triste stasi emotiva insidia spesso alcune adolescenti suicidi, i quali sfiorano la morte con indifferenza, distacco, apatia.

 

  • Suicidio mascherato: quando non si vuole far sapere i propri intenti suicidi perché ci si vergogna. Quando non si può incolpare la propria famiglia oppure si vuole far riscuotere un assicurazione sulla vita. Menninger lo ha definito “suicidio parziale” e secondo lui può essere riscontrato in tossicodipendenti, alcolisti, fumatori accaniti, personalità antisociale.

 

  • Suicidio di massa: alcuni sono dettati da situazioni sociali e ambientali insopportabili; altri sono inseriti in contesti religiosi dove si predica il suicidio come passaggio veloce verso l’alto mondo. Altri suicidi collettivi nascono in ambito adolescenziale dall’ imitazione di comportamenti autodistruttivi dei coetanei. Si tratta tuttavia di casi meno frequenti rispetto ai suicidi individuali. Generalmente questi gruppi sono uniti dall’uso di droga o da situazione di insuccesso scolastico, emarginazione e fallimenti sociali.

 

 

  • Suicidio organico contro il proprio corpo: è attuato da quelle persone che non vogliono più vivere. Riducendo loro spinta vitale si rendono più predisposta a contrarre malattie e a conseguire più facilmente morti premature, attraverso tumori,  malattie di cuore, diabete, enfisema. Secondo Menninger (1938) si tratta di una “conversione somatica” del desiderio di morire come se il corpo fosse invaso dalla morte psicologica che conduce poi a quella fisica. La malattia psicosomatica potrebbe rappresentare la realizzazione di questo desiderio di distruzione.

 

  • Suicidio ordalico: quando si lascia alla fortuna, al fato, decidere della propria vita. Per esempio il passatempo mortale della roulette russa. La funzione di ordalia (ordalia= giudizio di Dio) consiste nel mettere alla prova il destino per vedere “se ci ama o ci si odia”. Alcuni ricorrono a questi giochi pericolosi per riempire il vuoto della propria vita con sensazioni forti, eccitanti.

 

  • Suicidio passionale: scaturisce quando si è in preda a  un’emozione sconvolgente che annulla ogni considerazione razionale. Generalmete nasce da una forma patologica di gelosia amorosa, quando l’abbandono crea una profonda ferita narcisistica che fa crollare l’autostima. Spesso il suicidio passionale è preceduto dall’ omicidio.

 

 

  • Suicidio religioso: Al tempo dei martiri cristiani  era diffuso un intenso atteggiamento mistico-religioso che considerava il martirio come un modo per ricongiungersi alla divinità e vi vivere in Cristo. Quando il suicida ha tale impostazione mistico-religioso non è focalizzato tanto sulla morte, ma sul ricongiungimento all’ energia universale in cui trovare la pace eterna.

 

  • Suicidio riparatore: la spinta al suicidio è molto elevata  quando si vivono scandali giganteschi. Una persona che ha commesso imbrogli e crimini si sente spinta al suicidio per espiare le proprie colpe e poi sentirsi assolto.

 

  • Suicidio persecutorio: quando ci si sente perseguitati da una persona considerata la causa di tutta la propria infelicità. Si cerca di colpire in se stessi la persona che ci ha deluso e distrutto.

 

  • Omicidio-suicidio è composto in due momenti. Un primo momento in cui si uccide l’altro e un secondo in cui si uccide se stessi. I motivi dell’ omicidio suicidio possono essere raggruppati in due categorie: quello aggressivo- sessuale dovuti a gelosia che si attua quando si massacra il partner e poi ci si uccide; quello aggressivo-protettivo che si verifica quando si uccidono i figli e le persone care e poi se stessi.

 

  • Suicidio sansonico: quando si provoca la propria morte ma per ammazzare anche altre persone.

 

 

  • Suicidio  aggressivo dei Kamikaze:  è il suicidio attuato come arma di lotta contro i nemici o  gli invasori.



Epidemiologia

Si stima che entro il 2020 le morti per suicidio potrebbero salire fino a 1,5 milioni nel mondo , il suicidio rappresenta la dodicesima causa di morte. Gli uomini si suicidano più delle donne secondo i dati pubblicati dall’ Istat in base alle analisi rappresentate dalle certificazioni di morte. Le donne tendono a mostrare tassi più elevati di tentativi di suicidio non fatali, mentre i maschi hanno un tasso più elevato di tentativi di suicidio portati a termine. Circa un caso di suicidio su 5 potrebbe essere attribuito a malattie importanti fisiche o mentali. Nelle donne la maggiore proporzione si ha in presenza di malattie mentali

Il più alto tasso di suicidi si verifica in Lituania, seguita dalla Lettonia, Ungheria, Finlandia, Inghilterra, Grecia. Si ritorna al concetto di anomia proposto da Durckheim perché a parte la Finlandia che ha una società abbastanza stabile e organizzata, paesi come la Lituania in cui si sono sviluppati negli ultimi anni molti problemi societari, cambiamenti rapidi a cui non si è potuti adattare. La Cina e l’India da sole coprono il 30% dei tassi di suicidi, metti i tassi più bassi sono in America del Sud nonostante la povertà. La Finlandia, nonostante sia un paese stabile in senso politico ed economico, ha un alto tasso di suicidi legato al discorso della luce solare che fa prevalere le patologie depressive. 

I casi di suicidio aumentano nelle festività. La festività ha un  effetto simbolico e per  le persone prende il sopravvento il senso di solitudine. C’è anche un piccolo primaverile. In Giappone c’è una cultura completamente diversa dalla nostra e il suicidio non è stato demonizzato, anzi è considerato un atto valoroso e scritto nella logica dei samurai. I kamikaze sono nati in Giappone infatti la parola giapponese significa “vento divino”.  Nella nostra cultura la religione cattolica ha molto influenzato la visione del suicidio.

Mezzi scelti per commettere il suicidio



Nella scelta del mezzo entrano in gioco numerosi fattori, come ad esempio la possibilità di disporre di un dato strumento. Notevole è anche la differenza tra uomo e donna, l’uomo sceglie dei metodi più violenti mentre le donne metodi meno deturpanti sul proprio corpo. I mezzi più usati per compiere il suicidio sono: impiccagione, armi da fuoco,  defenestrazione, monossido di carbonio. In  America molti suicidi avvengono attraverso l’uso di armi da fuoco vista la legislazione  permissiva rispetto ad altri paesi. 

 

– Ma davvero vuole morire?
– Nessuno si suicida perché vuole morire.
– E allora perché lo fa?
– Perché vuole fermare il dolore.
(Tiffanie DeBartolo)

I rasoi fanno male,
i fiumi sono freddi,
l’acido lascia tracce,
le droghe danno i crampi,
le pistole sono illegali,
i cappi cedono,
il gas è nauseabondo…
tanto vale vivere.
(Dorothy Parker)

 

 

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