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Andropausa: a che età inizia



 

Andropausa



L’invecchiamento riguarda tutti i sistemi e apparati dell’organismo, compresa la sfera endocrina. Tra gli ormoni anche quelli sessuali vanno incontro a una graduale riduzione dei livelli circolanti. Tale realtà biochimica, cui segue una corrispondenza clinica, sotto forma di una sintomatologia specifica, identifica una sindrome che in passato è stata etichettata con il termine di “andropausa”. In realtà, nell’epoca più recente tale terminologia è stata modificata perché contiene l’errore fondamentale di assimilazione con la menopausa, evento di interruzione dell’attività gonadica femminile. La realtà osservabile nel maschio è ben diversa in quanto:

 

  • il calo androgenico maschile resta per definizione una possibilità, che si può osservare in una crescente percentuale di soggetti con l’avanzare degli anni, associata ad una percentuale di soggetti  con valori di testosterone all’interno del limite di normalità. A partire dai 40 anni i testicoli cominciano infatti a produrre sempre meno testosterone, con un calo di circa l’1 per cento ogni anno: intorno ai 50 anni, e ancor di più a 60 anni e oltre, la quantità in circolo dell’ormone può essere talvolta talmente bassa da provocare i sintomi di un vero e proprio climaterio in versione maschile. Le concentrazioni attese ad una certa età sono quindi in larga parte dipendenti dalle concentrazioni di partenza a 40 anni. Questi iniziali livelli di testosterone sono 400 ng/dl nel 30% degli uomini, per cui sarà questa  la percentuale di uomini che a 60 anni avranno testosterone inferiore a 230 ng/dl  e, con ciò, sintomi e segni certi di ipogonadismo).

 

 

  • Diversa è  la situazione inerente la fertilità. A tale proposito è stato dimostrato che la spermatogenesi continua anche in età avanzata e che, accanto a quadri con oligozoospermia/ azoospermia, è possibile trovare maschi molto anziani con concentrazioni nemaspermiche nella norma; in tal senso numerosi studi hanno evidenziato che gli unici parametri che subiscono una significativa modificazione sono il volume dell’eiaculato e la motilità nemaspermica.

 

Proprio per cercare di eliminare l’associazione andropausa/menopausa, considerando la prima il corrispettivo maschile della seconda, il termine andropausa è stato sostituito con altri che ricalcavano letteralmente il nucleo centrale del problema (calo androgeno):

  • ADAM(PADAM) partial androgen Deficientis in  Agin Male è, più recentemente di LOH (Late Onset hypogonadism). Tale definizione dice che la progressiva riduzione delle concentrazioni degli ormoni sessuali maschili è dovuta a un ipogonadismo ad insorgenza tardiva.

 

Ipogonadismo ad insorgenza tardiva

 

L’ipogonadismo ad insorgenza tardiva (LOH o Andropausa) negli uomini in invecchiamento è una sindrome clinica e biochimica causata da un calo del testosterone che avviene simultaneamente al sopravanzare dell’età.



Sintomi

 

  • aumento della massa adiposa con localizzazione viscerale;
  • riduzione dei peli corporei e alterazioni cutanee;
  • disturbi del sonno;
  • riduzione della densità minerale ossea con quadri variabili che vanno dall’ osteopenia all’osteoporosi con significativo aumento del rischio di fratture;
  • modificazione del tono dell’umore e/o delle funzioni cognitive con possibile irritabilità, affaticabilità e depressione
  • riduzione del desiderio sessuale con peggioramento della funzione erettile. Inoltre, il testosterone induce nei vasi un rilasciamento muscolare sia endotelio-indipendente, dovuto verosimilmente alla sua azione sui canali del potassio, sia endotelio-dipendente, con l’attivazione dell’ossido nitrico sinteasi (NOS) e una maggiore espressività e attività della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDES). Questa azione consente di comprendere l’effetto del testosterone sull’erezione e il motivo per cui una bassa testosteronemia può attenuare la risposta terapeutica agli inibitori della PDES.

 

Terapia

Per combattere gli effetti dell’andropausa e del calo del testosterone, si procede di solito con una terapia coadiuvante di ormone maschile, in modo tale da apportare benefici diretti negli apparati che lo necessitano, senza però dimenticare di tenere sotto controllo gli effetti collaterali che un approccio ormonale può apportare all’organismo. In pratica si introduce nell’organismo una certa quantità di testosterone così da raggiungere le concentrazioni normali. Prima di affrontare la terapia, è necessario valutare le condizioni generali di salute e soprattutto l’eventuale personale predisposizione a sviluppare un tumore della prostata. Per tale motivo è necessario eseguire durante il trattamento, controlli periodici e  l’ecografia transrettale, per controllare lo stato della prostata.  La somministrazione può essere effettuata in modo diversi, attraverso l’uso di compresse, iniezioni o cerotti mentre i dosaggi e i tempi di somministrazione vengono decisi dall’andrologo caso per caso. 

 

 

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