Malattie metaboliche

Dislipidemie: Riconoscere, Curare e Prevenire


Dislipidemie: un nemico silenzioso del cuore

Il colesterolo alto non fa male, non provoca dolore, non altera le giornate. Eppure, è uno dei principali fattori di rischio per infarto e ictus. Le dislipidemie, cioè le alterazioni dei lipidi nel sangue, sono condizioni subdole che spesso non danno sintomi evidenti, ma che lavorano nell’ombra favorendo la formazione di placche nelle arterie. È un nemico silenzioso, ma affrontarlo in tempo può cambiare radicalmente il futuro della nostra salute.


Che cosa sono le dislipidemie?

Il termine dislipidemia indica uno squilibrio nella quantità o nella qualità dei lipidi circolanti nel sangue: colesterolo e trigliceridi in particolare. Questo squilibrio può assumere diverse forme: il colesterolo LDL (il cosiddetto “cattivo”) che sale oltre i limiti; i trigliceridi che si accumulano; oppure il colesterolo HDL (“buono”) che si abbassa troppo. A volte queste anomalie si combinano insieme, creando un profilo lipidico ad alto rischio.


Quanto sono diffuse in Italia le dislipidemie?

Le dislipidemie rappresentano una delle principali sfide della medicina moderna. In Italia, si stima che circa 10 milioni di persone siano affette da ipercolesterolemia, una condizione che aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. La prevalenza dell’ipercolesterolemia familiare, una forma genetica della dislipidemia, è stimata essere di circa 1 su 250-300 persone, sebbene i dati specifici per l’Italia siano limitati. Inoltre, la sindrome metabolica, che include dislipidemia tra i suoi criteri diagnostici, ha una prevalenza che varia dal 2% al 15%, a seconda della popolazione e dell’età, ma negli Stati Uniti è stimata intorno al 22%, andando da un minimo del 6,7% in età comprese fra i 20 e i 43 anni, al 43,5% in soggetti superiori ai 60.


Perché non ce ne accorgiamo?

Uno dei grandi paradossi delle dislipidemie è che, nella maggior parte dei casi, non danno alcun sintomo.Ma intanto contribuisce alla formazione della placca aterosclerotica, che restringe progressivamente i vasi sanguigni. Solo nelle forme più gravi o genetiche si possono osservare segni visibili, come depositi giallastri sotto la pelle (xantomi), macchie attorno agli occhi (xantelasmi) o un alone biancastro sulla cornea. In rari casi di trigliceridi molto alti, il primo campanello d’allarme può essere addirittura una pancreatite acuta.


Come si fa la diagnosi?

L’unico modo per scoprire una dislipidemia è attraverso gli esami del sangue. Il cosiddetto “profilo lipidico” misura colesterolo totale, LDL, HDL e trigliceridi. È un esame semplice, ma fondamentale, che andrebbe ripetuto con regolarità, soprattutto dopo i 40 anni o prima se ci sono fattori di rischio (diabete, obesità, familiarità per infarti precoci). In alcuni casi, il medico può richiedere analisi più approfondite o test genetici, soprattutto quando sospetta forme ereditarie.

Profilo lipidico ottimale:

  • Colesterolo totale: < 200 mg/dL

  • LDL (“cattivo”): < 100 mg/dL

  • HDL (“buono”): ≥ 60 mg/dL

  • Trigliceridi: < 150 mg/dL

  • Rapporto colesterolo totale / HDL: < 3,5

⚠️ Se ci sono fattori di rischio cardiovascolare (diabete, ipertensione, fumo, familiarità), l’LDL ideale può scendere < 70 mg/dL.

Ma non basta conoscere i numeri: il profilo lipidico deve essere interpretato alla luce del rischio cardiovascolare complessivo. Per questo si usano calcolatori come il SCORE2, che mettono insieme i valori ematici con età, pressione, fumo e altri elementi.

 

Questi valori danno informazioni sul rischio di accumulo di placche nelle arterie, ma da soli non dicono se una persona avrà un infarto o un ictus. Per esempio:

  • Un giovane con LDL alto ma senza altri fattori di rischio può avere un rischio molto basso.

  • Una persona più anziana con LDL moderato ma ipertensione e fumatore può avere un rischio alto.


2. Rischio cardiovascolare globale

Il rischio cardiovascolare complessivo tiene conto di più fattori insieme:

  • Età: il rischio aumenta con gli anni

  • Sesso: uomini e donne hanno profili di rischio diversi

  • Pressione arteriosa

  • Fumo

  • Diabete

  • Colesterolo e altri valori del sangue

Questo approccio è più realistico perché il cuore e i vasi rispondono a tutti questi fattori insieme, non a uno solo.


3. SCORE2

Il SCORE2 è uno strumento sviluppato in Europa per stimare il rischio di malattie cardiovascolari negli ultimi 10 anni.
Funziona così:

  1. Inserisci età, sesso, pressione arteriosa, fumo, colesterolo, ecc.

  2. Il calcolatore restituisce una percentuale di rischio.

    • Es. 5% rischio di evento cardiovascolare grave nei prossimi 10 anni.

  3. In base al risultato, i medici decidono se intervenire con stile di vita o farmaci (statine, antipertensivi, ecc.).

In pratica, SCORE2 combina il profilo lipidico con il contesto clinico per dare una valutazione più precisa del rischio reale.


Le cause: genetica e stile di vita

Le dislipidemie possono avere origini molto diverse. Ci sono forme genetiche, rare ma importanti, che si trasmettono in famiglia e portano a livelli di colesterolo altissimi fin da giovani. Più spesso, però, entrano in gioco fattori acquisiti: una dieta ricca di grassi saturi, poca attività fisica, sovrappeso, diabete, ipotiroidismo o abuso di alcol. Anche alcuni farmaci possono alterare il metabolismo lipidico.


Come si curano?

La buona notizia è che le dislipidemie si possono affrontare, e in molti casi anche prevenire.

Lo stile di vita è il primo farmaco. Una dieta equilibrata, ispirata al modello mediterraneo, con tanta frutta, verdura, cereali integrali, legumi e pesce, aiuta a tenere a bada i lipidi. Allo stesso tempo, limitare cibi industriali, fritti, insaccati e dolci raffinati fa la differenza. L’attività fisica regolare – anche solo una camminata veloce per 30 minuti al giorno – migliora il profilo lipidico e riduce il rischio cardiovascolare. E naturalmente smettere di fumare e ridurre l’alcol sono passi fondamentali.

Quando i cambiamenti nello stile di vita non bastano, entrano in gioco i farmaci. Le statine sono i più utilizzati e hanno dimostrato di ridurre non solo il colesterolo LDL, ma anche gli eventi cardiovascolari. In alcuni casi si associano altri farmaci, come ezetimibe, fibrati o, nelle forme più severe, i moderni inibitori di PCSK9, capaci di abbattere drasticamente il colesterolo.


Un percorso da monitorare

Curare una dislipidemia non significa fare un esame una volta e prendere una pillola per sempre. Serve un monitoraggio continuo: controlli periodici del profilo lipidico, valutazioni cliniche e, se necessario, aggiustamenti della terapia. L’obiettivo non è solo abbassare i numeri in laboratorio, ma ridurre concretamente il rischio di infarto e ictus.


Punti chiave

 

 

Conclusioni

Le dislipidemie sono un problema molto diffuso e silenzioso, ma affrontarle in tempo può cambiare radicalmente il futuro della nostra salute. Conoscere i propri valori, prendersi cura dell’alimentazione e dell’attività fisica, seguire le indicazioni del medico: sono passi semplici, ma fondamentali, per proteggere cuore e arterie.


Consiglio pratico: se non hai mai controllato il tuo colesterolo, chiedi al medico un semplice esame del sangue. È un piccolo gesto che può prevenire grandi problemi.

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